L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato, vicini da sogno

5 anni e alcune storie sul mio coinquilino

Quando mi sono trasferito a Bologna per lavoro, ho trovato casa con un ragazzo conosciuto su un gruppo Facebook: Simone, 27 anni, studente-lavoratore, vegetariano, gamer, e – come scoprìi la prima sera – collezionista di sveglie vintage funzionanti.

Lo capii alle 6:00 del mattino, quando quattro sveglie diverse iniziarono a suonare da ogni angolo della casa. Una sul comodino, una in cucina, una in bagno (?!) e una sul mobile dell’ingresso.
Tutte analogiche. Tutte rumorose. Tutte con una personalità propria.
Lui si svegliò solo con la terza.
Si alzò, sbadigliò, spense l’ultima e mi disse:
“Mi serve una sveglia per ogni fase del risveglio. Non so se mi spiego.”

Non si spiegava. Ma lo rispettai.

Simone era ossessionato dall’ordine, ma solo in alcuni angoli della casa. La dispensa era organizzata come una farmacia svizzera, ma il suo lato del salotto sembrava un bazar post-tornado.
Un giorno gli chiesi perché.
Mi rispose: “Ordino solo ciò che posso controllare. Come gli scaffali. Non la vita.”

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E io che pensavo fosse solo pigro.

Un’altra sua abitudine era quella di parlare a voce alta da solo mentre cucinava, come se stesse girando un tutorial su YouTube:
“E ora aggiungiamo un filo d’olio extravergine, non troppo, mi raccomando, che se no poi Claudio si lamenta che lo stomaco gli fa le bolle.”

Io ero in camera. Con le cuffie. Ma sì, parlava comunque con me.

Un giorno torno a casa e lo trovo in cucina con una teglia gigante di lasagne.
“Perché?” chiedo.
“Compleanno di nessuno. Ogni tanto bisogna festeggiare il nulla.”

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