Nel mio condominio c’è sempre stata una regola non scritta: ognuno si fa i fatti suoi.
Finché non è arrivata la signora Assunta.
Secondo piano, vedova, pensionata, profilo da influencer della cattiveria gratuita.
Sempre in vestaglia, sempre col mollettone in testa, sempre appostata dietro lo spioncino.
Non per curiosità. Per sport.
Aveva l’abitudine di commentare tutto ciò che vedeva.
Il ragazzo del quarto aveva troppi tatuaggi.
La signora dell’attico cambiava fidanzati come se fossero offerte del supermercato.
Io?
“Lei esce troppo tardi. Gente perbene dorme alle dieci.”
Una volta ha lasciato un biglietto sul mio zerbino:
“Lo pulisca.”
Era l’incubo del condominio, ma nessuno aveva il coraggio di affrontarla apertamente.
Segnalava all’amministratore anche l’odore dell’ammorbidente.
Poi un giorno ha deciso che il suo nuovo nemico era l’ascensore.
Ha cominciato a incastrarlo col bastone, lo bloccava tra due piani “per disincentivare la pigrizia”.
Diceva che camminare fa bene.
Risultato? Tre inquilini con la schiena a pezzi e una ragazza incinta al nono mese che ha dovuto farsi sei rampe con la spesa.
L’amministratore ha fatto mettere una telecamera finta, giusto per scoraggiare.
Assunta, però, si è sentita sfidata.
Ha iniziato a salire le scale con un block notes, annotando ogni passaggio, ogni movimento sospetto, ogni rumore.
Ha persino segnato l’orario in cui passava l’impresa di pulizie.
Poi un giorno… sparisce.
Tre, quattro, cinque giorni. Nessuna traccia.
Pensiamo al peggio e chiamiamo i soccorsi.
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