Potrebbe sembrarvi esagerato, ma davvero eravamo preoccupati.
Poi il sesto giorno, ore 11:45, arriva un’ambulanza.
La barella la tira fuori l’ascensore.
Lei, distesa sopra, occhi sbarrati e dentiera che balla.
Il paramedico scende e dice:
“Fortuna che l’ascensore oggi funzionava. Altrimenti dovevamo portarla giù a braccia.”
Nessuno dice nulla.
Solo l’amministratore, presente per caso, sorride appena.
Uno di quei sorrisi che non si fanno con la bocca, ma con il fegato.
La settimana dopo, la finta telecamera sparisce.
E al piano terra, sopra l’ascensore, qualcuno ha lasciato un post-it con scritto:
“Fai la brava, che l’ascensore perdona… ma non dimentica.”
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