Ho sempre pensato che vivere in una villetta a schiera sarebbe stato il giusto compromesso tra la campagna e la città. Silenzio, verde, magari qualche uccellino che canta al mattino.
Quello che non avevo messo in conto era il gallo del vicino.
Un gallo. In una zona residenziale. In mezzo a villette moderne, automobili ibride e gente che lavora in smart working.
Il gallo, chiamato Sandokan, cantava a ogni ora del giorno. Ma non con la grazia poetica del canto dell’alba. No. Sandokan urlava come se avesse fatto un corso di doppiaggio da Metallica.
Ore 4:32. Ore 6:00. Ore 10:17. Ore 15:00. Ore 18:45.
Non so se avesse un timer interno o problemi di personalità, ma aveva trasformato il quartiere in una puntata continua di Geo&Geo condotta da Lucifero.
All’inizio pensavo: “Farà parte di una fase.”
Poi ho scoperto che Sandokan viveva in terrazza, su un tappetino da bagno riciclato, accanto a due galline e a una fontanella Ikea.
Il vicino, il signor Mario, ha un odio sottile verso la società moderna.
Diceva che “le galline rilassano”.
A me, a forza di coccodè e chicchirichì, era venuta la gastrite.
Una volta, durante una videocall con il mio capo, Sandokan ha deciso di intonare una serie di grida alternate con una delle galline.
Il risultato sembrava un rito satanico tra pollame.
Il capo mi ha chiesto se stessi lavorando da un allevamento.
Non ho risposto. Ho annuito.
Espongo il problema con gentilezza.
Mi viene risposto, testuale: “La libertà finisce dove inizia il pollaio.”
Passo all’azione.
Inizio a suonare musica classica ad alto volume verso la terrazza.
Mozart. Beethoven. Un po’ di Wagner, giusto per spaventare.
Sandokan non demorde. Anzi, si sincronizza.
Allora passo al piano B: macchina del vento.
Un vecchio ventilatore piazzato strategicamente sul balcone per disturbare il piumaggio.
Fallisce.
Sandokan canta più forte.
Credo gli piaccia l’aria in faccia.
Una mattina però il miracolo: silenzio.
Totale. Nessun canto. Nessun verso.
Esco sul balcone. Niente Sandokan.
Solo le due galline, spaesate, che beccano il tappetino Ikea con aria depressa.
Ore 8:00, squilla il citofono. È il corriere.
Apre Mario.
Dal balcone sento chiaramente la voce del vicino che dice:
“Ah finalmente! È arrivata la rete di protezione anti-fuga!”
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