Io e il mio vicino abbiamo tante cose in comune, e probabilmente lui non lo sa.

Ci separa un’economica parete di 10 centimetri che non filtra mezzo rumore, per questo conosco a menadito le sue abitudini: lui, un universitario, gioca a Resident Evil fino a tarda notte e alterna questi momenti ludici a programmi sulla musica. So che ha una ragazza molto distante, difatti quando lei va a trovarlo li sento “festeggiare” con un certo romanticismo, e devo dire che a giudicare dalle “reazioni” di lei, probabilmente lui è un tizio molto presente.

Dall’altra parte ci sono io: ascolto gli audiolibri true crime (talvolta in re-listening) e di sicuro lui apprende parecchie cose. Ho anche io una relazione a distanza, e lui di sicuro può sentire cosa succede quando il mio compagno viene a trovarmi, visto che ci piace tanto “festeggiare”.

Le sue recenti telefonate mi fanno capire che tra lui e la compagna le cose non vadano benissimo, e lo sento piangere quando mette giù il telefono. Lui non lo sa, ma talvolta abbiamo pianto insieme. Vuoi per empatia, vuoi perché anche a me le cose iniziano ad andare storte.

Il nostro punto di incontro sono i gatti. Quando la sua esce sul balcone, il mio se ne accorge e molto spesso li sento comunicare. Lui no, non riesco mai ad incrociarlo. Giuro, mai.

Recentemente ha iniziato a cantare, e ha una voce meravigliosa. Talvolta gli rispondo intonando le sue stesse canzoni. Le pareti sottili, maledette.

Lui non lo sa, ma lo considero già un amico. Se solo capissi quale dei 15 individui sia tra quelli che abitano il condominio, gli chiederei di farci una pizza, magari di giocare insieme Resident Evil.

Magari di cantare mentre suono il piano.

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Redazione

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