Dopo i 10 anni di mobili spostati ad orari improponibili, e di una ragazzina che galoppava per casa con scarpe di piombo a giudicare dal rumore (mi ero scordato di aggiungerlo nel post precedente) si trasferirono e al loro posto è arrivata la sorella con famiglia.
Lo spostamento mobili deve essere un tratto di famiglia perché anche loro il primo periodo hanno fatto lo stesso. Il bello, tuttavia, è stato durante la seconda quarantena.
Il figlio di nascosto invitava i compagni di classe in casa quando i suoi andavano a lavorare. Facevano un macello assurdo, al punto che siamo saliti diverse volte perché non riuscivamo a studiare né a fare altro.
Con le lamentele tra amministratrice e condomini arrivava solita solfa: “Lì non ci sta nessuno”.
Chiamammo il fratello per fare presente e lui: “Loro devono vivere, non devono stare immobili per voi”.
Un giorno i rumori si fecero troppo molesti e la loro vicina, un’insegnante in DAD, fu costretta a fermare la lezione. Venne da noi e chiese manforte per chiamare insieme l’amministratrice (la tentazione di dire “ma non c’è nessuno” è stata forte).
Lì la nostra amministratrice si mosse e i rumori da allora sono diminuiti. A volte.
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