Una dozzina di anni fa abitavo in un appartamento che, dal lato notte, confinava con un appartamento disabitato. Un sogno.
Dopo un paio di anni l’appartamento fu venduto a una famiglia turca (padre, madre, e 3 figli piccoli).
Dopo un paio di settimane che si trasferirono arrivò il Ramadan e ogni sera dalle 21.00 fino alle 2 di notte adunata generale di amici e parenti.
Bimbi che corrono e urlano, risate, canti di gruppo e tutto il repertorio. Gli do il beneficio del dubbio per qualche sera (tutto sommato c’era il weekend e io non ero certo uno che andava a letto a mezzanotte) ma il lunedì notte alla una ho deciso che era abbastanza.
Indosso la faccia da vicino esasperato, suono il campanello e… e niente! Erano davvero mortificati, si sono scusati e da quella sera in poi a mezzanotte (gli dissi io che fino a mezzanotte non mi davano alcun fastidio) sempre silenzio.
È nata un’amicizia: ogni settimana mi portavano da mangiare piatti tipici della loro tradizione e qualche volta mi chiedevano una mano ad interpretare la burocrazia italica.
Quando anni dopo ho cambiato casa la moglie e le figlie avevano le lacrime e mi hanno salutato come se fossi un parente che partiva per la guerra.
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