Scrivo questa storia perché mi è successa la scorsa domenica e mi ha ricordato moltissimo un’altra storia, simile, che ho letto proprio in questa pagina.
Domenica mattina, ore 7:30
Suonano al citofono, chiedo “chi è”? Risposta non pervenuta.
Il tempo di indossare una tuta da ginnastica ed esco. Mentre mi avvicino al cancello, c’è un tizio, magro, che inizia a dirmene di tutti i colori.
Mi chiama deficiente, cretino. Urla come un ossesso e sputa come neanche un lama saprebbe fare, ogni volta che apre la bocca. È rosso in volto, ha gli occhiali storti appoggiati sulla punta del naso e tiene con entrambe le mani il mio cancello come un gorilla in una gabbia.
Mentre questo continua a urlare mi avvicino sempre di più e quando sono a distanza giusto esordisco con un “ohhhhh ohhhhhh ma che ca22o urli? Che vuoi, chi sei?”
Questo si incazza ancora di più urla come un matto, continua a insultarmi (credo avrà detto la parola “a stronzo” almeno 30 volte). Ha svegliato mezzo quartiere. Vedo la gente che si affaccia alle porte e alle finestre. Mi incazzo più di lui, e gli urlo di star calmo e tranquillo, perché se esco, dopo, diciamo che non sono uno che ha molta pazienza….
Quando mi vede avanzare verso il cancello e soprattutto quando mi sente urlare, si tranquillizza un attimo. Insomma, sono bello piazzato, al contrario suo. Comincia a balbettare, apro il cancello e questo alza la voce ancora, non come prima e soprattutto, ora che non c’è più nulla a dividerci, evita di insultarmi, sa che sta rischiando molto di più di quanto potrei rischiare io.
Mi comincia a dire che lui che stamattina doveva lavorare, è rimasto bloccato dal mio camion. Io giuro, non l’avevo mai visto prima, questo continua, sclerando come un matto mi dice che con il camion gli ho impedito di andare a lavorare.
Gli rispondo che non ho alcun camion, che forse, prima di rompere i coglioni alla gente la domenica mattina, dovrebbe pensarci 2 volte. Faccio per andarmene (altrimenti gli faccio passare la domenica al pronto soccorso) e lui, ha un sussulto: “come non è tuo il camion?”
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