L’altra sera ero con mio marito sul nostro balcone al secondo piano e ci godevamo un po’ di fresco dopo l’arsura subita durante tutta la giornata. Eravamo sulle sdraio e ad un certo punto sentiamo l’inconfondibile suono di un taglia unghie in azione: TIC, TIC, TIC.
Immagino che sia una pratica da bagno e con le finestre aperte si sentano i rumori come se uno stesse fuori.
Per scherzare, dico a mio marito “oh rientriamo che se questo c’ha le unghie di Artemio (vedi film Ragazzo di Campagna) rischiamo di perdere un occhio”.
Rientriamo davvero. Chiudo le tapparelle e continuo a sentire il TIC, TIC, TIC.
Il mattino dopo apro le tapparelle e noto sul balcone delle cosine bianche: saranno state 5 o 6 unghie dei piedi che sono felicemente planate da uno dei piani di sopra.
Ora dico io, a parte la mia battuta che si è rivelata essere un presagio, ma in quale mondo deviato e malato questa pratica può sembrare lontanamente civile e plausibile?
Ps: per stavolta ho passato l’aspirapolvere, la prossima volta prima fotografo e poi, armata di guanti, imbusto i residui e li lascio in androne con biglietto esplicativo (la proprietaria e amministratrice autorizza).
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