Il palazzo dove è casa dei miei era pieno di ragazze.Una cosa ingestibile.

A parte che non trovavi mai un parcheggio dal venerdì alla domenica perché comparivano le macchine dei fidanzati.

Tipo trasferte.

A parte che quando tornavo a tarda notte mi capitava spesso di rompere il cazzo alle coppiette ferme in macchina, in doppia fila, di fronte agli unici parcheggi ancora liberi.

Nulla di trascendentale, eh.

Ma un comprensorio a maggioranza maschile l’ho sognato, non lo nego.

Nel comprensorio che mitizzavo gli esemplari maschi avrebbero sfanculato verso i territori di caccia, tipo gatti, e io avrei trovato finalmente parcheggio.

E senza vedere le facce scoglionate di quelli a cui avevo interrotto gli amplessi alle 3 di notte.

Cazzo, ma infrattati: stai in pratica in mezzo alla strada.

La migliore che si ricordi avvenne alle 11 di sera.

Un ragazzetto si attaccò al citofono del nostro palazzo, suonando insistentemente a casa di tale Jessica.

Jessica non rispondeva al citofono e lui, straziato, cominciò ad urlare.

Immaginate che i miei sono a un pian terreno quindi è come se certe cose accadessero a mezzo metro dalla loro porta.

Jessica non rispondeva e lui si disperava.

Il ragazzo decise che non poteva lasciar perdere tutto così, e si mise a urlare.

Jessica non rispondeva neanche al cellulare.

Ma lui, no, non avrebbe desistito.

Perdonami Jessica, urlava, non intendevo nulla di quel che si è detto!

Abbiamo litigato, si dicono cose, almeno rispondimi, fammi salire, parliamo!

Da uno dei palazzi intorno si sentì la voce di un signore, stentorea, piuttosto comprensiva:

“A REGAZZÌ, GUARDA CHE JESSICA STA TRE PALAZZI PIÙ GIÙ!

T’HA ACCANNATO PERCHÉ SEI UN COGLIONE!”

Il ragazzo chiese scusa, se ne andò, lo sentimmo urlare ancora.

Ma stavolta a volume più basso.

 

Grossomodo fu una scena assai civile.

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