Avevo il mio blocco da disegno e qualche pennarello (con la vicina che tremava tutte le volte che li tiravo fuori, per paura che sporcassi il suo prezioso cellophane). Ogni volta che scendevo dal divano poi, dovevo indossare le “pattine”.
Oggi credo siano vietate dalla convenzione di Ginevra, ma ai tempi, le pattine erano obbligatorie, soprattutto perchè la vicina “dava la cera“. Capirete da soli, che tra il divano scivoloso,le pattine e la cera, restare in equilibrio per noi giovani di una volta era un’impresa!
Ci chiamano BOOMer perchè era il suono che facevamo tutte le volte che finivamo per terra. A dimostrazione di ciò, i miei coetanei ricorderanno altri meravigliosi strumenti di per farci stare, sempre, con il culo per terra, ad esempio, la “Saltafoss” (se provavi davvero a saltare un fosso facevi la gioia di dentisti e ortopedici della zona) e i “pattini che si allungavano“, vero strumento di tortura medioevale che ha fatto più traumi delle guerre puniche!
Comunque, torniamo a noi, visto che per i giocattoli dei nostri anni dovremmo aprire un capitolo a parte. La vicina si chiamava Rossella e per me, che ho la S come Jovanotti (a Roma si dice “a zeppola”), era un incubo solo chiamarla per nome, quindi, la chiamavo Lella. Non era cattiva….era acida e piuttosto anziana…. soprattutto non voleva che mi muovessi troppo il quel mausoleo in cui ero confinato..
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