Vivevo con degli amici in un appartamento in affitto. Studenti universitari fuori sede, eravamo in 5 in un appartamento che era poco più di una topaia.
Una sera stavamo giocando a un gioco di ruolo, come facevamo spesso, con partite che duravano una settimana. Bevevamo e fumavamo, l’aria era talmente satura di fumo che, di tanto in tanto dovevamo aprire le finestre perché non si riusciva a respirare. Cercavamo di non fare troppo casino ma si sa, dei ragazzi che giocano insieme, tra bottiglie di birra e sigarette come se non ci fosse un domani, non sono proprio l’esempio di una compagnia tranquilla.
Mezzanotte circa e sentiamo suonare al campanello.
Mi prende un colpo; ero il più “responsabile” tra tutti e soprattutto, in quel momento, ero il più sobrio della compagnia. In quell’istante penso subito a qualche vicino che si viene a lamentare per il troppo casino, oppure perché, aprendo la finestra gli abbiamo affumicato l’appartamento.
Guardo dallo spioncino e vedo una donna, attorno alla 60ina. Sorpreso apro la porta. La donna ha l’aria piuttosto trasandata, rimango qualche istante ad osservarla, porta un cappotto grigio, ha un grosso asciugamano appoggiato sulla spalla e tiene delle buste della spesa. Le chiedo “buonasera, stavano facendo troppo rumore? L’abbiamo disturbata?”
Lei risponde: “no, sono la vostra vicina, abito proprio qui, volevo sapere se posso farmi una doccia“. Rimango a dir poco esterrefatto ma l’invito ad entrare in casa, non l’avevo mai vista, ma i vicini erano tanti e stavo fuori dalla topaia quasi tutto il giorno.
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