Abitavo in una casetta a schiera, in un vicolo del centro storico e mi svegliavo tutte le mattine alle 7 per andare al lavoro.

Non vedevo l’ora che fosse domenica per poter dormire qualche ora in più.

Non c’era verso. Ogni domenica mattina ce n’era una.

Per mesi sono stata assillata da una suoneria di cellulare che suonava a tutto volume alle 7 anche la domenica e non veniva mai spenta (mi chiedevo di cosa si facesse il proprietario, visto che svegliava me a case di distanza e non lui che doveva avere il telefono accanto…).

Quando finalmente il dormiglione doveva essersene reso conto e la suoneria non si sentiva più, ecco le telefonate interminabili di qualcuno sotto la mia finestra. A voce altissima.

Probabilmente andava a farle fuori di casa sua per non disturbare, vista l’ora. Alla terza volta, mi sono affacciata e gli ho detto che “qui ci abita gente che la domenica mattina vuole dormire” e non è più tornato.

Quando credevo che non ci fossero più ostacoli alle mie dormite della domenica mattina, dopo qualche settimana di calma, una domenica alle 8 parte il pincher della dirimpettaia. Era una cagnetta dolcissima, però se arrivava qualcuno a casa della padrona, faceva un casino nero. Che ci vuole a calmarla? Niente.

Abbaia un po’, è normale, poi mi riaddormento e finisce lì. Invece no! Nessuno ha calmato la cagnetta che ha continuato ad abbaiare come una batteria a doppia cassa per interminabili minuti, incitata da gridolini festosi, tutto ciò nel vicolo, sotto la finestra della mia camera. Alla fine non ne ho potuto più e mi sono affacciata, con la faccia che doveva somigliare a un Picasso e mi sono messa a urlare in piena crisi isterica. “Adesso basta! Falla stare zitta! E andatevene dentro che è domenica, sono le 8 e voglio dormire!” poi guardo giù e c’era la mia vicina, il ragazzo di sua figlia e sua figlia in pigiama con in braccio un enorme mazzo di rose rosse.

Tutti che mi guardavano ammutoliti, tranne la cagnetta che continuava ad abbaiare e saltellare festosa.” Hai rovinato la dichiarazione di matrimonio di mia figlia!” mi urla la vicina. “Ma a chi può venire in mente di fare una dichiarazione di matrimonio alle 8 di domenica mattina? Ma che ti sei bevuto ieri sera?” io rivolta al fidanzato.

Sbatto la finestra e me ne torno a letto. Loro finalmente entrano in casa e chiudono la porta. Si sentono bisbigliare, probabilmente sulla mia inconcepibile maleducazione, mentre la cagnetta diminuisce il ritmo dei colpi di rullante, sino a smettere.

Non ci siamo parlati per un po’, poi abbiamo chiarito e siamo diventate amiche.

E da quella volta è stata più attenta a limitare il casino la domenica mattina!

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Vicino

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