Io non so che gli facciano fare in classe. Non lo so davvero. Ma non ricordo tanto chiasso ininterrotto quando io facevo le scuole medie.

Questo casino immondo, condito ogni tanto dalle lodevoli uscite intelligentissime del pagliaccio di classe di turno, pare esondare dalle finestre delle classi. Tipo melma. Chiuse o aperte che siano, non importa.

E nell’ora di educazione fisica, se è bel tempo li portano fuori. Il campetto dà proprio sulla strada. Quanto è piacevole quel ripetersi di grida, spintoni, parolacce, offese. Piacevolissimo.

Che bello sentire la gioia, la vitalità pre-adolescienziale, eh?
Uno schifo.

E vogliamo parlare delle lezioni di flauto dolce? Tante ore consecutive, per tante classi.
Vogliamo parlarne?
Ah, dio mio. Ogni nota mi si ficca nella carne.

L’uso improprio che farei di quei flautini… Uno ad uno, nel bidone della spazzatura antistante la scuola e ridendo tantissimo, nel mentre.

Dimenticavo: a loro, alle risorse del futuro, piace aprire le finestre e urlare idiozie, o offese, a chi passa. Così. E mi stupisco che nessuno, tra insegnanti e custodi, se ne sia accorto. Chiaramente se ne fregano. Ma è roba che meriterebbe l’espulsione.

Quando uno l’ha fatto con me, mi sono fermata, mi sono girata verso la finestra e gli ho mostrato il dito medio. A lungo.
Ops.

Quando finiscono le lezioni si ripete, ma al contrario, ciò che accade all’entrata. Solo che i ragazzini sono più eccitati. E non più stanchi. E i genitori che vengono a prenderli, più nervosi. Quindi, il tutto è soltanto peggiore.

C’è poi la questione rientri pomeridiani.

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Luca

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