Storie dal vicinato

L’amministratrice da incubo – Parte 4

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Come non bastasse Leo a fare danni, il figlio da piccolo era molto iperattivo.

Bastava un attimo di distrazione che spariva e rompeva qualcosa. Una volta lei si era presentata con la peste, consegna dei fogli a mio padre, lui scappa dalla sua mano, sparisce dalla nostra vista per cinque secondi e BAM.

Sentiamo un botto, vado a vedere e una locomotiva da collezione dei gadget Disney che facevo alle elementari completamente a pezzi sul pavimento. La peste l’aveva presa e sbattuta per terra. Io sono andato dalla madre e le ho detto quanto maleducato fosse il figlio e le ho mostrato il danno.

Lei: “Aò ancora a st’etá a penza’ a ‘sti giochini?”. Peccato che a quei modellini, quello poi in particolare, era papà quello che ci teneva.

Impagabile fu il suo sguardo omicida.

Non siamo stati gli unici, ad un’altra ruppe una statuetta della thun, ad un’altra fece cadere un piatto appeso. Resta il fatto che, dato che la madre non sapeva tenere il figlio e se ne fregava dei danni, nessuno le apriva più se vedevano il figlio dallo spioncino.

Ebbe pure la faccia tosta di lamentarsi di questo dicendo: “Aò è un bambino”.

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Luca

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