Storie dal vicinato

mi avevano detto che il palazzo era tranquillo

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Quando ho comprato casa, mi avevano detto che il palazzo era tranquillo. “Tutti lavoratori, gente riservata”, mi aveva detto l’agente immobiliare mentre mi mostrava il balconcino che dava esattamente sulla finestra del vicino.

Il vicino in questione si chiama Gianni. Pensionato, ex ferroviere, sguardo da chi ne ha viste più di tutte le stagioni di Un Posto al Sole messe insieme.

All’inizio pensavo fosse muto. Non salutava, non parlava, non si lamentava nemmeno quando sbattevo le sedie contro il muro durante il trasloco.

Poi un giorno, lo incontro in ascensore con due sacchetti della spesa, mi guarda e dice:
“Ti piacciono i fagioli?”
Io annuisco, un po’ confuso.
“Bene. Questa settimana te li sentirai anche a letto. Ho trovato un’offerta che neanche negli anni ‘80.”

Ride da solo. Ride. Poi esce al piano e sparisce.

Non ho capito se fosse un avvertimento o una minaccia.

Qualche giorno dopo, un lunedì mattina, sono a letto e sento un BOOM, poi un’altra botta, poi una voce:

Non ti incastrare! Dai! Esci fuori!

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