Abitavo in un palazzo di 6 piani, con ascensore. Al 4° abitava una ragazza stupenda, un sogno. Vi dico la verità: ero innamorato perso di questa tizia e tutte le volte che la vedevo mi scioglievo, diventavo impacciato e forse per questo non ho mai avuto il coraggio di dirle niente. Non era solo timidezza, ma un blocco vero e proprio capace di togliermi il fiato e la parola.

Un giorno la incontro e saliamo insieme in ascensore. Mi saluta come al solito, mi sorride ed io contraccambio. Ovviamente, salivazione azzerata, ma la voglia di farle capire qualcosa è tanta, quindi cerco di calmarmi e trovare la sicurezza in me stesso.

Mentre stiamo salendo, lo sguardo mi si posa sulla sua borsa e mi accorgo che da essa sbucano 2 enormi occhioni che mi fissano. Ha un cagnolino nella borsa, quale miglior occasione per dimostrarle quanto sono “macho”?

Dedico di giocare le mie carte e mettermi in modalità “Crocodile Dundee” poi, come un domatore di leoni, avvicino la mia mano alla borsa. Ai tempi, i Chihuahua non erano così diffusi come oggi ed erano piuttosto difficili da vedere. So di aver qualche secondo per “rompere il ghiaccio”, un pretesto per parlarle, per conoscerla meglio e magari invitarla a cena. Devo mantenere il mio atteggiamento da uomo “che non deve chiedere mai“, e mentre guardo i due occhioni, penso di dire qualcosa di assolutamente intelligente: mi esce una voce a metà strada tra “Bart Simpson” e “Marlyn Menson“; comincio a parlare e subito mi rendo conto che quella voce poco aveva a che fare con il mio personaggio:

“ma ciao, bel cagnolino, ma quanto sceiii bellisciiimo?”

La ragazza, sorride mentre io continuo ad avvicinare il mio dito verso quel batuffolo di dolcezza.

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