Io non ebbi il coraggio di dire una parola, mentre il vecchio incalzò: “questo non è un posto per voi, maledetti, tornate a casa vostra”. Rimasi seduto, pietrificato, mentre il mio amico era col culo per terra, di fianco ai miei piedi.
Non riuscii a parlare, né a muovermi, nonostante il mio carattere mi avrebbe fatto scattare come una molla, quella volta rimasi interdetto con le parole di mio padre con riecheggiavano nella mia testa. Non era da me, essere così remissivo.
Aiutai l’amico ad alzarsi, prendendolo per un braccio, mentre il vecchio ci guardava con aria di sfida, in un silenzio tombale. Le mamme continuavano a guardare la scena come dei registi sul set, intente a cercare l’inquadratura migliore.
Gli dissi “dai X, andiamo, lascialo perdere” e mentre cercavo di trascinarlo via, l’anziano si voltò, allontanandosi soddisfatto. In un attimo ci diede le spalle. X fece qualche passo in direzione opposta, poi si liberò della mia presa e corse verso il vecchio. Lo colpì con una specie di calcio volante sulla schiena,
Vidi il vecchio cadere in avanti, il tonfo del suo corpo fu coperto da un urlo emesso da una delle mammine che osservava il tutto. Il vecchio si rialzò e questa storia cominciò ad assumere i contorni di una commedia.
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