Correva l’anno 2010 e il 20 marzo, dopo 19 giorni di ricovero in terapia intensiva, portavo finalmente a casa il mio pulcino che aveva raggiunto il peso stellare (solo chi è mamma di nati pretermine mi capirà) di 2050gr e ben 43 cm di statura.
Un sorcetto che stava in una mano. Così in una fredda giornata di fine inverno siciliano portavo a casa in una navetta chiusa ermeticamente il mio pulcino CDF2. Scendo dalla macchina e mi si para davanti lui, “l’uomo empatia”, il vicino dirimpettaio (fra me e lui ci sono almeno 200 metri fra giardino mio strada e giardino suo).
“Dove pensi di andare con ‘quello’?”
“Grazie per gli auguri, si chiama Andrea, è nato 19 giorni fa… ma essendo pretermine ci hanno dimesso dalla tono solo ora. Noi andremo a casa se si leva dai cogli… ehm di mezzo”
“Prematuro? Ma no, ca**o, è un sorcio! È troppo piccolo, dovevi lasciarlo in ospedale! Poi lo sai che i prematuri piangono sempre!”
“Pesa il giusto, per essere dimesso secondo gli skill dei pretermine (prematura tua sorella). Sta bene e se piangerà vivaddio”
“E no, ca**o, piange, disturba rompe i co***oni e poi è capace che muore. I prematuriii muoiono come mosche”
Con un’abile mossa, con una mano ho continuato a reggere il cestone e con l’altra gli ho sferrato un pugno in un occhio. Quando si è abbassato incredulo gliene ho mollato un altro nell’altro.
“Sei pazza! Io ti denuncio”
“Ok, chiama la polizia e di’ loro che una donna che ha appena partorito con il neonato in mano ti ha menato. Vai, chiama”.
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