“VA*****LO!
VA******LO!
VA******LO!”
Con queste tenere parole di affetto ieri ci salutava la mia vicina di casa del piano di sotto.
Quella che un giorno mi ha scritto irata perché andava l’aspirapolvere. Alle 6 del pomeriggio. Che lei tornava stanca da lavoro e non doveva mica adattarsi al nostro stile di vita.
Quella che un giorno ha messo le casse dello stereo fuori dalla finestra che dava sul nostro giardino e la musica a palla, per spaventare i bambini che giocavano fuori e la disturbavano. Alle 11 di mattina. E si è beccata la visita della municipale per schiamazzi.
Quella che è andata per ripicca a denunciare il micro-nido che la mia compagna tiene a casa (con suo previo accordo, peraltro), inventandosi storie di attività irregolari, per cercare di farle chiudere l’attività.
Quella che si è messa il filo spinato attorno alla staccionata per tenere lontani i gatti. E ha sventrato così il gatto del vicino a cui ha risposto “eh beh, bisogna provarlo che son stata io, no?”
Quella che TUTTO IL QUARTIERE definiva affettuosamente “una marcescenza di persona”.
Ciao I***la, che la tua prossima dimora sia rigogliosa di nuovi vicini di casa da tormentare.
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