Era una palazzina tranquilla, fino a quando non è arrivato Nadir (nome di fantasia). E no, non perché Nadir viene dalla Tunisia, ma perché quella infame della mia vicina è una sporca razzista e l’ho vista rendere impossibile la vita a questo ragazzo.
Lui un lavoratore, lei (la vicina) una cinquantenne odiosa. Fino all’arrivo di Nadir non ci siamo mai considerate, e fino a quel momento non la immaginavo così cattiva e velenosa. Insomma, lei trovava sempre un modo per redarguirlo davanti a tutti: “Hey senti, se al tuo Paese sei abituato a buttare le sigarette sui tappetini qui in Italia non lo puoi fare”. Lui non fuma, gliel’ha detto mille volte, ma la stron*a insiste.
Quando lui sale le scale lei esce dall’appartamento e gli dice di fare piano perché “gli italiani lavorano e alla sera sono stanchi”. La sento dalla mia abitazione. Lo fa molto spesso e lui si scusa sempre. Un giorno a lei spariscono delle piantine dal pianerottolo, e a chi viene data la colpa? A Nadir. Io assisto alla sceneggiata, lei sta sul pianerottolo a fare il melodramma, poi arriva Nadir e lei lo vessa: “Riportami subito le piante o ti rimando in Tunisia a calci in culo”. Lui quasi piange.
Invece la notte prima è entrato un gruppo di malviventi, di quelli che le rivendono nei mercatini, visto che sono sparite anche le mie piantine. La stronza razzista, però, non vuole sentire ragioni. Per lei è stato Nadir perché è tunisino.
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